Mentre risarcisce il proprietario del negozio che ha ironicamente finito per incendiare, si chiede quante altre volte ancora succederà.
Quante altre volte finirà per mandare tutto in fumo, così senza preavviso, senza neanche rendersene conto.
"Non ti mentirò mai più."
"Non ci sto capendo più niente."
Quante altre volte non riuscirà a controllare una reazione a catena molto più distruttiva di quanto avesse pianificato, e iniziata con le migliori intenzioni.
"Insieme."
"Non voglio rimangiarmelo. Sono solo arrabbiato."
Quante altre volte si ritroverà spogliato da ogni certezza e totalmente in balia di scelte in cui non ha davvero modo di scegliere.
"Io non sono come te, Nicholas, Non mi hanno donato la calma eterna."
Oh, se sapessi...
E quante altre volte le sue promesse saranno solo cenere.
*
Si ritrova a guardare lo schermo del cellulare ancora una volta, inizia a scrivere qualcosa, la cancella subito dopo, seppellisce un altro mozzicone nel posacenere già stracolmo, e non si rende conto di starlo facendo da quasi un'ora.
Cerca una soluzione, cerca di fare il minor danno possibile. Ma è difficile controllare i danni quando sei poco meno di una bomba ad orologeria che fa finta di essere una sveglia precisa e puntuale.
Eppure ormai dovrebbe averlo imparato che certe volte non hai davvero modo di scegliere e devi solo lasciarti trascinare.
Finisce per lasciare il cellulare in un'altra stanza, e sceglie -stavolta sì, può scegliere- di ignorare metà di sé stesso e abbracciare completamente l'altra metà. Basta così. Basta pensare.
Carezza capelli diversi, sente un odore diverso, fissa un viso diverso, è tutto diverso. C'è qualcosa di surreale, e allo stesso tempo è come se niente fosse stato mai così reale. Probabilmente è uno degli effetti collaterali del sentirsi la fine del mondo sul collo. Deve esserlo, no?
"Chiudete tutti i conti in sospeso prima della fine del mondo." No, probabilmente non lo sta facendo nel modo giusto. E la cosa che lo fa sorridere, è che non sa bene quando abbia smesso di importargli.
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