Mentre risarcisce il proprietario del negozio che ha ironicamente finito per incendiare, si chiede quante altre volte ancora succederà.
Quante altre volte finirà per mandare tutto in fumo, così senza preavviso, senza neanche rendersene conto.
"Non ti mentirò mai più."
"Non ci sto capendo più niente."
Quante altre volte non riuscirà a controllare una reazione a catena molto più distruttiva di quanto avesse pianificato, e iniziata con le migliori intenzioni.
"Insieme."
"Non voglio rimangiarmelo. Sono solo arrabbiato."
Quante altre volte si ritroverà spogliato da ogni certezza e totalmente in balia di scelte in cui non ha davvero modo di scegliere.
"Io non sono come te, Nicholas, Non mi hanno donato la calma eterna."
Oh, se sapessi...
E quante altre volte le sue promesse saranno solo cenere.
*
Si ritrova a guardare lo schermo del cellulare ancora una volta, inizia a scrivere qualcosa, la cancella subito dopo, seppellisce un altro mozzicone nel posacenere già stracolmo, e non si rende conto di starlo facendo da quasi un'ora.
Cerca una soluzione, cerca di fare il minor danno possibile. Ma è difficile controllare i danni quando sei poco meno di una bomba ad orologeria che fa finta di essere una sveglia precisa e puntuale.
Eppure ormai dovrebbe averlo imparato che certe volte non hai davvero modo di scegliere e devi solo lasciarti trascinare.
Finisce per lasciare il cellulare in un'altra stanza, e sceglie -stavolta sì, può scegliere- di ignorare metà di sé stesso e abbracciare completamente l'altra metà. Basta così. Basta pensare.
Carezza capelli diversi, sente un odore diverso, fissa un viso diverso, è tutto diverso. C'è qualcosa di surreale, e allo stesso tempo è come se niente fosse stato mai così reale. Probabilmente è uno degli effetti collaterali del sentirsi la fine del mondo sul collo. Deve esserlo, no?
"Chiudete tutti i conti in sospeso prima della fine del mondo." No, probabilmente non lo sta facendo nel modo giusto. E la cosa che lo fa sorridere, è che non sa bene quando abbia smesso di importargli.
Nick's psychiatry booth
domenica 12 febbraio 2017
lunedì 23 gennaio 2017
plan b
"Take aim."
Non sanno neanche se sia quello giusto, non sanno se è solo un ragazzino che ha preso una brutta strada ma può ancora cambiare idea. Non sospetta niente, nessuno sospetta, è il momento migliore e non ne avranno un altro.
"Plan b. We have no choice."
Anche dall'altra parte la pensano così. Non hanno scelta, e svariati miliardi di vite da sacrificare per salvare un mondo non sono davvero poi così diverse dal sacrificarne solo una, forse, se riesci a convincertene davvero.
Greg forse non ha avuto scelta. Forse sarebbe diventato un altro di quelli induriti dalla sandman machine un giorno, solo più pericoloso della media. E' stata la scelta razionale, e non c'è alcun motivo logico per cui si debba sentire le mani sporche di sangue. No davvero.
Come non c'è alcun motivo logico per cui si debba sentire così deluso e svuotato dalla perdita di qualcosa che non c'è mai stato, che avrebbe solo complicato le vite di tutti, che non dovrebbe desiderare, mai meno di adesso.
Come non c'è alcun motivo logico per cui un istante che è stato più irreale di un sogno continui a tornargli davanti agli occhi - e com'è possibile che li abbia visti solo adesso, quegli occhi? Attraverso un velo squarciato da un'irrazionalità violenta.
Si fottano i motivi logici, allora.
Come ogni stramaledetta volta, non ha il controllo di niente. È in mezzo al ciclone. E ha solo una maschera a cui si aggrappa con le unghie e con i denti, una maschera fatta di sicurezza e decisione.
E sotto tutta la sicurezza e la logica, lascia entrare la consapevolezza che sì, ha contribuito ad uccidere senza battere ciglio un ragazzo che non ha avuto la sua fortuna, che magari non era una cattiva persona, che magari ha solo sbagliato strada una volta, e lo ha fatto a sangue freddo davanti agli occhi di chi cercava di salvarlo. Perché doveva. Perché è quello che ha scelto. Per guadagnare tempo. Per loro.
“Let's save this world. Please. Together.”
Perché c'è una promessa che ha bisogno del suo aiuto per essere mantenuta.
Non sanno neanche se sia quello giusto, non sanno se è solo un ragazzino che ha preso una brutta strada ma può ancora cambiare idea. Non sospetta niente, nessuno sospetta, è il momento migliore e non ne avranno un altro.
"Plan b. We have no choice."
Anche dall'altra parte la pensano così. Non hanno scelta, e svariati miliardi di vite da sacrificare per salvare un mondo non sono davvero poi così diverse dal sacrificarne solo una, forse, se riesci a convincertene davvero.
Greg forse non ha avuto scelta. Forse sarebbe diventato un altro di quelli induriti dalla sandman machine un giorno, solo più pericoloso della media. E' stata la scelta razionale, e non c'è alcun motivo logico per cui si debba sentire le mani sporche di sangue. No davvero.
Come non c'è alcun motivo logico per cui si debba sentire così deluso e svuotato dalla perdita di qualcosa che non c'è mai stato, che avrebbe solo complicato le vite di tutti, che non dovrebbe desiderare, mai meno di adesso.
Come non c'è alcun motivo logico per cui un istante che è stato più irreale di un sogno continui a tornargli davanti agli occhi - e com'è possibile che li abbia visti solo adesso, quegli occhi? Attraverso un velo squarciato da un'irrazionalità violenta.
Si fottano i motivi logici, allora.
Come ogni stramaledetta volta, non ha il controllo di niente. È in mezzo al ciclone. E ha solo una maschera a cui si aggrappa con le unghie e con i denti, una maschera fatta di sicurezza e decisione.
E sotto tutta la sicurezza e la logica, lascia entrare la consapevolezza che sì, ha contribuito ad uccidere senza battere ciglio un ragazzo che non ha avuto la sua fortuna, che magari non era una cattiva persona, che magari ha solo sbagliato strada una volta, e lo ha fatto a sangue freddo davanti agli occhi di chi cercava di salvarlo. Perché doveva. Perché è quello che ha scelto. Per guadagnare tempo. Per loro.
“Let's save this world. Please. Together.”
Perché c'è una promessa che ha bisogno del suo aiuto per essere mantenuta.
lunedì 9 gennaio 2017
un lancio di dadi
Sta camminando a Bella Vista. Sta andando a lavoro, no, forse sta rientrando. Fuma, e tiene la mano di Andrea. Il tremolio nell'aria non lo sorprende, sapeva che sarebbe arrivato. Il bianco accecante, assordante, improvviso, se lo aspettava. E mentre tutto perde consistenza, importanza, esistenza, lui scompare con la consapevolezza che stavolta non ci sarà un'altra scelta da prendere, e le dita di Andrea strette alle sue finché gli sarà concesso di sentire ancora qualcosa.
C'è pace, nel bianco assoluto del nulla. Chi l'avrebbe detto? C'è silenzio, e ogni preoccupazione e ogni lotta hanno cessato di esistere.
Ma c'è ancora quella minuscola sensazione rannicchiata nella mente, quel rimorso che gli dice che doveva fare di più, doveva fare l'impossibile, salvarli.
*
“Noi siamo voi, coglione.”
Wait. What?
“A dei bivi voi potreste aver scelto una strada diversa dalla nostra.”
Ma è ancora uno dei Night Soldiers. È ancora a Philadelphia. Sta ancora cercando di discutere, di trovare una soluzione. Qualsiasi bivio, qualsiasi scelta – tutto lo porterebbe comunque in quel luogo, in quel momento, a quelle scelte. Ed è un pensiero a cui non può fare a meno di sorridere, nonostante tutto. Tutte le strade portano a questo. E un motivo deve esserci.
Sheriff parla come lui, si muove come lui, impreca come lui, non mente: è lui. E pensa come lui, ne è certo. Lo guarda alla ricerca di quelle differenze, dei bivi, come se li indossasse sulla suit.
Perché ha scelto l'altra faccia? Avrà continuato a fare il vigilante fin dal college? Avrà studiato medicina invece di psichiatria? Avrà mollato tutto e fatto un altro lavoro? I suoi genitori non avranno mai lasciato Philly per Santa Fe? Lei lo avrà scelto al posto di quell'altro? No. Questo no. Certe cose non cambiano. E soprattutto: non ha alcuna importanza, finalmente.
Se soltanto ci fosse il tempo di tartassarlo di domande come si deve.
Ma il tempo non c'è, e... presto non ci sarà il tempo letteralmente per fare niente. Perché in nessuna dimensione si può sbrogliare una situazione simile, no? Andiamo. Che speranze hanno?
Ma devono riuscirci. Sbattere la testa contro muri invisibili, rincorrere qualcuno che non ha nome e faccia, cercare una soluzione incredibilmente al di fuori delle loro possibilità, sperare per una volta in un colpo di fortuna che ribalti l'impossibile.
E sperare, pregare, che tutte le strade portino a un giorno che non finisce con quel bianco accecante e quei rimorsi.
C'è pace, nel bianco assoluto del nulla. Chi l'avrebbe detto? C'è silenzio, e ogni preoccupazione e ogni lotta hanno cessato di esistere.
Ma c'è ancora quella minuscola sensazione rannicchiata nella mente, quel rimorso che gli dice che doveva fare di più, doveva fare l'impossibile, salvarli.
*
“Noi siamo voi, coglione.”
Wait. What?
“A dei bivi voi potreste aver scelto una strada diversa dalla nostra.”
Ma è ancora uno dei Night Soldiers. È ancora a Philadelphia. Sta ancora cercando di discutere, di trovare una soluzione. Qualsiasi bivio, qualsiasi scelta – tutto lo porterebbe comunque in quel luogo, in quel momento, a quelle scelte. Ed è un pensiero a cui non può fare a meno di sorridere, nonostante tutto. Tutte le strade portano a questo. E un motivo deve esserci.
Sheriff parla come lui, si muove come lui, impreca come lui, non mente: è lui. E pensa come lui, ne è certo. Lo guarda alla ricerca di quelle differenze, dei bivi, come se li indossasse sulla suit.
Perché ha scelto l'altra faccia? Avrà continuato a fare il vigilante fin dal college? Avrà studiato medicina invece di psichiatria? Avrà mollato tutto e fatto un altro lavoro? I suoi genitori non avranno mai lasciato Philly per Santa Fe? Lei lo avrà scelto al posto di quell'altro? No. Questo no. Certe cose non cambiano. E soprattutto: non ha alcuna importanza, finalmente.
Se soltanto ci fosse il tempo di tartassarlo di domande come si deve.
Ma il tempo non c'è, e... presto non ci sarà il tempo letteralmente per fare niente. Perché in nessuna dimensione si può sbrogliare una situazione simile, no? Andiamo. Che speranze hanno?
Ma devono riuscirci. Sbattere la testa contro muri invisibili, rincorrere qualcuno che non ha nome e faccia, cercare una soluzione incredibilmente al di fuori delle loro possibilità, sperare per una volta in un colpo di fortuna che ribalti l'impossibile.
E sperare, pregare, che tutte le strade portino a un giorno che non finisce con quel bianco accecante e quei rimorsi.
venerdì 30 dicembre 2016
on fire
“I’m a pretty dangerous dude when I’m cornered.”
“Yeah,” said the voice from under the table, “you go to pieces so fast people get hit by the shrapnel.”
*
Da qualche parte tra le grida, il cuore impazzito e la paura, l'unica voce che domina tutto è appena un mormorio “non di nuovo, non adesso” ripetuto all'infinito, con una piccola variante di tanto in tanto che strilla pianissimo “non uscire di testa, lo vedono se esci di testa”.
Continua a risuonargli in testa mentre scappa letteralmente e fa una fatica enorme a non continuare a correre fino al confine con il Canada. Bel lavoro, ottimo lavoro a cercare di sembrare normale, come se potessi nascondere l'enorme freak che sei con due parole beneducate.
Continua ad essere una litania infinita mentre l'odore del tessuto bruciacchiato del divano si mescola al fumo della sigaretta e rende l'aria completamente irrespirabile per la terza volta di quella notte insonne che sembra eterna, cercando di non distruggere niente. Questo perché hai creduto che era tutto sotto controllo eh? Perché cominciavi ad abituarti e a pensare che non era una situazione così assurda. Ma non sei capace di stare cinque minuti senza essere trascinato in una situazione assurda, no?
Continua incessante anche la mattina dopo, anche quando le parole escono fuori brusche, nervose, quasi sputate fuori insieme al fumo e molto prima che le possa controllare, schiantandosi contro quel muro di ostinata condivisione. Stà zitto, chiudi quel cesso di bocca, deve proprio accorgersene anche lei di quanto sei profondamente un coglione, devi davvero farla scappare?
E la cosa peggiore, la peggiore di tutte, per qualche motivo è la consapevolezza.
Una consapevolezza minuscola, annidata in un angolo della mente, soffocata dalle lamentele e dalle rassicurazioni, che non dovrebbe -no, non vorrebbe- avere.
Resisti ancora un po', sii ragionevole, sii responsabile, ancora qualche ora prima di avere quello che vuoi. Resisti fino a che non sei solo, fino a che non sei in un posto sicuro, ancora poco; fino a che non potrai smettere di trattenerti e andare a fuoco fino all'ultimo muscolo, fino all'ultimo capello, e sentire l'effetto che fa lasciare che vincano le fiamme.
“Yeah,” said the voice from under the table, “you go to pieces so fast people get hit by the shrapnel.”
*
Da qualche parte tra le grida, il cuore impazzito e la paura, l'unica voce che domina tutto è appena un mormorio “non di nuovo, non adesso” ripetuto all'infinito, con una piccola variante di tanto in tanto che strilla pianissimo “non uscire di testa, lo vedono se esci di testa”.
Continua a risuonargli in testa mentre scappa letteralmente e fa una fatica enorme a non continuare a correre fino al confine con il Canada. Bel lavoro, ottimo lavoro a cercare di sembrare normale, come se potessi nascondere l'enorme freak che sei con due parole beneducate.
Continua ad essere una litania infinita mentre l'odore del tessuto bruciacchiato del divano si mescola al fumo della sigaretta e rende l'aria completamente irrespirabile per la terza volta di quella notte insonne che sembra eterna, cercando di non distruggere niente. Questo perché hai creduto che era tutto sotto controllo eh? Perché cominciavi ad abituarti e a pensare che non era una situazione così assurda. Ma non sei capace di stare cinque minuti senza essere trascinato in una situazione assurda, no?
Continua incessante anche la mattina dopo, anche quando le parole escono fuori brusche, nervose, quasi sputate fuori insieme al fumo e molto prima che le possa controllare, schiantandosi contro quel muro di ostinata condivisione. Stà zitto, chiudi quel cesso di bocca, deve proprio accorgersene anche lei di quanto sei profondamente un coglione, devi davvero farla scappare?
E la cosa peggiore, la peggiore di tutte, per qualche motivo è la consapevolezza.
Una consapevolezza minuscola, annidata in un angolo della mente, soffocata dalle lamentele e dalle rassicurazioni, che non dovrebbe -no, non vorrebbe- avere.
Resisti ancora un po', sii ragionevole, sii responsabile, ancora qualche ora prima di avere quello che vuoi. Resisti fino a che non sei solo, fino a che non sei in un posto sicuro, ancora poco; fino a che non potrai smettere di trattenerti e andare a fuoco fino all'ultimo muscolo, fino all'ultimo capello, e sentire l'effetto che fa lasciare che vincano le fiamme.
lunedì 26 dicembre 2016
'tis the season
“...e ci sarà anche la figlia della mia amica Jolene, te la ricordi, vero? E' mutante anche sua figlia.”
“Mh-mh, mi fa piacere.”
“Pensavo che sarebbe carino se le portassi un regalo, visto che avete tante cose in comune.”
Attimo di pausa. Tiro dalla sigaretta, occhi chiusi e auto controllo al massimo.
“La figlia della tua amica Jolene che legge i romanzi dei vampiri ed è vegana. Sì, abbiamo tante cose in comune.”
“Sì ma intendevo dire... lavori sempre in quella cosa dei mutanti, no?”
“Gesù-”
“Non imprecare, Nicholas, stavo solo cercando di darti una mano.”
“E' Nick? Diglielo, che è ora che si trovi una ragazza.”
Tiro dalla sigaretta, occhi chiusi, auto controllo alzato di una tacca e tazza di caffè a rischio lancio.
“Chiedigli se lui c'entra con quella cosa del quartiere dei mutanti.”
“Tuo padre voleva sapere se...”
“Lo sento. Digli che non è che perché sono mutante ora mi metto a cacciare la gente da casa sua.”
“Non c'è bisogno di questo tono di voce, ci chiedevamo soltanto se li conoscevi, dato che...”
“Dato che tra mutanti ci conosciamo tutti? Gesù Cristo...”
“Nicholas!”
Una passeggiata per casa aiuta, sicuro. Si porta dietro il posacenere, il telefono incastrato tra spalla e orecchio.
“Seh, scusa. Digli che può stare tranquillo, non mi metto nei casini. Giuro.” a dita incrociate.
“Allora ci vieni, alla cena?”
“Con Jolene e la vampiromane?”
“Oh, Nick.”
“Digli che non faccia lo schizzinoso, che...”
“Ma porco-”
“Non ti permettere!”
“...che non è che mi pare che sia nella posizione di...”
“Ce l'ho la ragazza, Cristo santo!”
Silenzio shockato eh? Grazie tante. Molto maturo.
“Ed è anche normale. Cioè, umana. Maledizione. Umana, non normale – però sì, è anche normale.”
Silenzio che vira rapidamente verso l'imbarazzante.
“...chiedigli se è daltonica.”
“DIGLI CHE – digli che non smette mai di essere divertente questa battuta, mai.”
“Allora la porti per Natale, eh?”
“...se esiste davvero, insomma...”
“TI SENTO – digli che lo sento, lo spiritosone. Non la porto neanche se mi pagate.”
“Cerca soltanto di arrivare in tempo, ok? Ci manchi.”
“Sì, vaf... va bene. Ci provo. Ma solo se non mi vendi mutanti diciottenni.”
“Digli di mettersi qualche lucina colorata attorno che fa atmosfera.”
“Digli che il nonno ha sempre visto in me tutto quello che non ha visto in lui.”
“E ti fai ancora chiamare psicoterapeuta?”
Sbuffa. “Proverò ad esserci.”
***
"Credo di amarti."
"Ti amo. E ne sono abbastanza sicuro."
Quando è successo? Com'è successo? Ok, il come è un po' più facile da stabilire. Ma resta quella meravigliosa consapevolezza che non ha idea di quando la cosa gli sia sfuggita di mano, e non ha nessun interesse a capirlo né a fare niente per fermarla.
Sorride persino alla signora sull'aereo che si fa cambiare di posto quando arriva. Ci mette del suo meglio per farle il sorriso e l'occhiolino meno rassicuranti possibili, e lo mette già in lista. Addirittura le battute dei parenti diventano divertenti dopo le prime due ore. Com'è che ogni anno c'è sempre un cugino in più?
Però. Non male per un anno che doveva essere l'inizio della fine di ogni cosa normale mai esistita.
***
"Credo di amarti."
"Ti amo. E ne sono abbastanza sicuro."
Quando è successo? Com'è successo? Ok, il come è un po' più facile da stabilire. Ma resta quella meravigliosa consapevolezza che non ha idea di quando la cosa gli sia sfuggita di mano, e non ha nessun interesse a capirlo né a fare niente per fermarla.
Sorride persino alla signora sull'aereo che si fa cambiare di posto quando arriva. Ci mette del suo meglio per farle il sorriso e l'occhiolino meno rassicuranti possibili, e lo mette già in lista. Addirittura le battute dei parenti diventano divertenti dopo le prime due ore. Com'è che ogni anno c'è sempre un cugino in più?
Però. Non male per un anno che doveva essere l'inizio della fine di ogni cosa normale mai esistita.
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